3 domenica di Pasqua - Sito di don Antonello

Vai ai contenuti

3 domenica di Pasqua

Liturgia della Parola > Tempo Pasquale


3 domenica di Pasqua

Il Signore è Risorto, abbiamo celebrato la sua Pasqua, e la sua luce è presente nella Chiesa, illumina la vita del mondo, ed è presente anche nella nostra vita, ma ci vuole molto tempo per convertirci alla gioia del Signore Risorto. Tutti noi abbiamo un cammino da percorrere perché la vera gioia entri nel nostro cuore.
C’è stata la tragedia del Venerdì Santo, il silenzio del giorno dopo, il Sabato Santo, e la scoperta del sepolcro vuoto, e dopo i discepoli ritornano in Galilea, amareggiati e delusi per questa realtà. Sembra ai discepoli che i tre anni che loro hanno passato con Gesù sia stata solo una parentesi nella loro vita. Tutto è passato e finito! Ritornano al lago di Gennesaret e si mettono nuovamente a pescare. Riprendono la vita di prima. Forse i discepoli sono stati come noi che, delusi perché abbiamo fallito nella nostra testimonianza, ritorniamo alla vita passata. Ma il Signore viene sempre a cercarci!
Pietro, deluso e amareggiato perché ha tradito il Signore che ormai è morto, decide di andare a pescare, seguito dagli altri discepoli, “ma quella notte non presero nulla”. Tre anni prima Pietro sulla riva aveva incontrato Gesù che parlava del regno di Dio e lo aveva seguito, e ora ritorna a pescare perché è finita l’avventura mistica con il Signore, e si ritorna alla dura realtà quotidiana. Dopo la pesca che è stata un fallimento, gli apostoli ritornano alla riva e in silenzio riassettano le reti. Quando già era l’alba, si incontrano con un viandante, che è Gesù, ma non riconoscono. Al suo invito, gettano le reti dalla parte destra della barca, e la pesca che prima era stata infruttuosa, si fa abbondante.
Giovanni nota che erano 153 grossi pesci: non una sardina, un’orata, una spigola, …, ma 153, per indicare, secondo alcuni, che presero tutti i pesci sino ad allora conosciuti: 153, cioè tutti i pesci che allora erano conosciuti, e questo ci può far pensare all’universalità della salvezza che comprende tutti gli uomini, a qualunque razza appartengano e di qualunque colore siano. Gesù ama tutti e si offerto per ogni uomo. E gli apostoli, successivamente, cercheranno di rispondere a questo modo di agire da parte di Gesù, ed evangelizzeranno tutto il mondo allora conosciuto, realizzando quello che troviamo nella prima lettura: “avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento”. Questo è un richiamo anche per tutti noi, che con le nostre parole e con la nostra vita, dobbiamo comunicare l’amore di Cristo a tutti gli uomini.
Gesù continua a cercare anche Pietro, a riavvicinarlo, e per tre volte gli rivolge una domanda che oggi pone anche a ciascuno di noi: “Mi ami?”. E dopo che Pietro risponde che gli vuole bene, gli offre il compito di guidare la Chiesa che sta sorgendo: “Pasci le mie pecore”, anche se Pietro precedentemente lo aveva rinnegato. E alla fine aggiunse “Seguimi”.
Noi, oggi, che risposta diamo a Gesù che ci chiede “mi vuoi bene?”. Abbiamo il coraggio, come Pietro, di rispondergli, con la nostra vita e con le parole, “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”? Facciamo in modo che l’amore del Signore si radichi nel nostro cuore: l’amore di Gesù per noi è grande, e allora non abbiamo nulla da temere, niente al mondo potrà trattenerci dall’essere suoi testimoni, e anche a ciascuno di noi dirà “seguimi”, anche se siamo stati peccatori.

Torna ai contenuti