4 domenica di Pasqua - Sito di don Antonello

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4 domenica di Pasqua

Liturgia della Parola > Tempo Pasquale


4 domenica di Pasqua

Domenica scorsa il brano degli Atti degli Apostoli ci aveva mostrato che era stato proibito agli Apostoli di predicare nel nome di Gesù, e gli Apostoli furono flagellati, e anche oggi nella prima lettura vediamo che il messaggio che gli apostoli fanno su Gesù viene rifiutato.
Paolo, Barnaba e alcuni proseliti che si stavano preparando a incontrarsi con Dio attraverso il battesimo, proclamano la Parola del Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini. Ma i Giudei, alcune pie donne nobili e i notabili della città suscitano una persecuzione contro Paolo e Barnaba, che sono costretti a fuggire dalla città, e però, nonostante il rifiuto della loro fede e la persecuzione “erano pieni di gioia e di Spirito Santo”.
La persecuzione è una realtà presente nella storia della Chiesa, sin dalle sue origini, e continua tuttora in tante nazioni e in varie religioni, e la Chiesa soffre per questa situazione, ma non si scoraggia, non soccombe, e continua nel suo apostolato, per portare Dio e l’amore, nel cuore di ogni uomo, per far crescere sempre più la comunità della Chiesa.
Cosa è la Chiesa? La Chiesa non è l’edificio nel quale ci rechiamo per pregare o per partecipare alla Eucaristia, anche se l’edificio lo chiamiamo “Chiesa”, ma la Chiesa siamo noi, noi siamo Chiesa, la Chiesa è la comunità delle persone che aderiscono a Gesù Agnello che si è immolato in Croce per la nostra salvezza, come ci mostra il brano dell’Apocalisse. E questo Gesù, Agnello immolato, è il nostro Pastore, la nostra guida, e ci conduce alla presenza di Dio.
Al tempo di Gesù, presso gli ebrei, l’ovile era un recinto dove i pastori, alla sera, conducevano il loro gregge per difenderlo dai lupi e dai ladri, e al mattino ogni pastore si recava all’ovile e chiamava le sue pecore che, riconoscendo la sua voce, lo seguivano. Il pastore, per il lavoro che svolgeva, era considerato una persona inferiore agli altri, ma, davanti a Dio nessuno è inferiore agli altri, e Gesù, semplice e umile, come immagine della sua missione prende proprio il pastore. Gesù è il nostro pastore, e noi siamo invitati a seguirlo quando ci chiama.
Per poterlo seguire, prima di tutto dobbiamo ascoltarlo e dobbiamo riconoscere la sua voce, in mezzo a tutta la baraonda di voci che sentiamo continuamente: tanti attori, presentatori, personaggi importanti, tanti politici, …, ci presentano la loro voce, le loro convinzioni, le loro idee, come importanti e formative, che spesso sono in contrasto con il Vangelo e ci allontanano dal vivere la nostra vita come veri cristiani. Forse possono essere lupi e ladri che ci vogliono allontanare da Dio. Ma vogliono essere i nostri pastori e le nostre guide.
La Parola che dobbiamo ascoltare e seguire non è quella degli uomini, che magari si considerano importanti, ma la parola che dobbiamo ascoltare e meditare è quella di Gesù. Il Signore, buon pastore, ci ama veramente, si preoccupa del nostro dolore e della nostra sofferenza, ci aiuta nei momenti della debolezza perché vinciamo le nostre tentazioni e non cadiamo nelle mani del maligno, ci chiama amici, dona la sua vita per noi. Noi sentiamo tante voci che ci sembrano giuste e che certe volte seguiamo, ma chi si preoccupa veramente di noi è il Signore, che ci conosce personalmente e ci ama, e che sulla Croce ha offerto la sua vita per la nostra salvezza.
Gesù è il nostro Pastore, ma il Signore invita anche tutti noi a diventare pastori gli uni degli altri. E dobbiamo essere pastori, sia come vescovi, sia come sacerdoti, sia come genitori, educatori, uomini politici, ministri, …: come “pastori”, dobbiamo conoscere le persone che ci sono state affidate, dobbiamo amarle, dobbiamo dare la nostra vita, il nostro tempo. Non possiamo essere pastori se non ci sacrifichiamo per gli altri, a immagine di Gesù, che ha offerto se stesso per amore di ciascuno di noi.
“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna”.

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