2 domenica dopo Natale - Sito di don Antonello

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2 domenica dopo Natale

Liturgia della Parola > Tempo di Natale
II Domenica dopo Natale

Anche in questa 2.a domenica dopo Natale la Chiesa vuole farci riflettere sul mistero della nascita di Gesù, e al Vangelo ci viene riproposta la lettura del prologo di Giovanni, brano che si legge a Natale durante la Messa del giorno. Giovanni in questo brano ci parla di Gesù, Parola di Dio che si è fatta uomo e che ha posto la sua “tenda”, la sua dimora tra gli uomini, e ci dice che Gesù è la vita e la luce degli uomini. Oggi non vi parlo di questo mistero, perché lo stiamo meditando in questo periodo. Oggi preferisco parlarvi brevemente della “chiamata” di Dio e della risposta che ci deve essere alla sua chiamata.
La prima lettura è tratta dal libro del Siracide, e in greco ‘Siracide’ significa ‘Sapienza’, e questo brano ci parla proprio della Sapienza, che è immagine dello Spirito divino che alla creazione aleggiava sulle acque. La Sapienza era in Dio prima che iniziasse la creazione, ed è scesa ad abitare tra gli uomini, la Sapienza divina ha messo le radici tra di noi, come ci dice la lettura del Siracide.
La Sapienza è anche immagine della Parola che diventa persona (Gesù), il Verbo di Dio che si incarna, e, come lo spirito divino, anche Lui, viene ad abitare tra di noi, pone la sua tenda tra di noi, ed abita con gli uomini.
Cosa vuole insegnarci, oggi, questa liturgia? Sembra quasi filosofia parlare della Sapienza e del Verbo, quasi un discorso per noi incomprensibile. Cosa ci vogliono insegnare oggi, la Sapienza e il Figlio di Dio? La Sapienza dice “il creatore dell’universo mi diede un ordine, …, e mi disse “fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti (tutti gli uomini)”.
Anche il Figlio di Dio ha piantato la sua tenda in mezzo a noi, ma la sua origine è un'altra. È con noi, ma viene dal Padre. Infatti ci dice Giovanni nel prologo del suo Vangelo che Gesù “venne tra i suoi”, in mezzo a noi, anche se la gente non lo riconobbe.
La Sapienza si è mos¬sa perché Dio ha parlato e ha chiesto: "affonda le tue radici tra i miei eletti". Dio ha detto “va’”, e la Sapienza è venuta, come Dio aveva chiesto ad Abramo, a Mosè, ai profeti, quando ha detto a loro “va’, ed essi sono andati. Così deve avvenire per ogni chiamata, anche per la nostra chiamata: Dio ci chiama e ci invita a camminare. Dio parla e la Sapienza va’, il Padre parla e il Figlio viene nel mondo; Dio ha parlato, e Abramo, Mosè e i profeti hanno risposto alla chiamata, e sono andati.
Le letture di questa domenica non ci raccontano le storie di due realtà astratte, come ci può apparire parlando della Sapienza e del Verbo, che sono lontane nel tempo e sembrano lontane da noi. In quelle storie della chiamata della Sapienza e del Verbo, c'è la nostra storia e la nostra chiamata.
Dio chiama anche ciascuno di noi. Anche noi, come la Sapienza e il Verbo, abbiamo le radici in terra ma la nostra vera origine è dall'alto: come la Sapienza e Gesù, anche noi veniamo da Dio.
Dio ci parla e ci chiama continuamente, e Paolo nel brano agli Efesini, ci ricorda che tutti noi siamo stati chiamati, siamo stati scelti per essere santi e immacolati, e per questo, se vogliamo rispondere, dobbiamo ascoltare Dio, per sapere dove e come dobbiamo camminare per andare avanti. Se crediamo veramente in Gesù e se lo ascoltiamo, solo allora iniziamo a camminare e ad andare: se crediamo in Gesù. Se vogliamo rispondere alla chiamata che Dio ci rivolge, dobbiamo prendere esempio da Gesù che vive nel seno del Padre, è in continua unione con Lui, e viene nel mondo perché è stato mandato.
Anche tutti noi, che da Dio abbiamo ricevuto dalla sua pienezza grazia su grazia, siamo chiamati a vivere in unione con Dio nostro Padre, per poi partire e andare verso tutti gli uomini. Dobbiamo essere testimoni della salvezza e della Misericordia operata dal Signore, e possiamo essere testimoni, con tutta la nostra vita di amore e di pace.

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