Domenica della Divina Misericordia - Sito di don Antonello

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Domenica della Divina Misericordia

Liturgia della Parola > Tempo Pasquale


2 domenica di Pasqua (Divina Misericordia)

Con questa seconda domenica di Pasqua concludiamo l’ottava di Pasqua, concludiamo il giorno che ha fatto il Signore per noi e per la nostra salvezza; è stato un giorno nel quale il Signore, morendo sulla Croce e Risorgendo dai morti ci ha mostrato pienamente il suo Amore misericordioso nei nostri confronti. E di questo, tutti noi abbiamo gioito, come hanno sperimentato la gioia anche i primi testimoni della Sua Risurrezione. Però, non ci incontriamo automaticamente con il Risorto, ma dobbiamo avere un grande impegno per poter vedere “il volto del Signore”.
Tutti i racconti delle apparizioni del Risorto, che abbiamo sentito in questa Ottava di Pasqua, ci hanno mostrato Gesù Risorto che non si manifesta a tutti apertamente, ma si rivela a pochi, anche attraverso dei segni: ci sono le bende a terra, il sudario, c’è il cuore che arde nei discepoli di Emmaus che lo incontrano; poi, Pietro e gli altri apostoli ottengono una pesca miracolosa, e c’è la testimonianza delle donne che si incontrano con il Risorto, anche se non lo riconoscono immediatamente.
Il brano del Vangelo odierno inizia con queste parole: “La sera di quel giorno, il primo della settimana”; è il primo giorno, e questo ci porta subito a pensare al libro della Genesi, al momento della creazione, quando Dio, il primo giorno della settimana crea la Luce: “Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu”. La Pasqua, che avviene il primo giorno della settimana, per noi è come una nuova creazione, è come la Luce che illumina le tenebre nelle quali ci troviamo, e ci rende delle nuove creature, e ora abbiamo nuovamente la possibilità di sperimentare l’Amore Misericordioso di Dio. La Pasqua, la Risurrezione di Cristo, produce in noi una vita nuova. È una nuova creazione.
Tutti quanti noi siamo nati, nel mondo ci saranno ancora tante nuove nascite, e ogni persona nasce da una mamma che genera nuove creature dopo un gesto di amore tra i genitori. Possiamo paragonare la Pasqua a una mamma: per noi la Pasqua, la Risurrezione di Cristo è come una mamma che ci rigenera a una nuova vita, la vita divina di amore, di pace e di bontà. È questo l’augurio che il Signore Risorto ha rivolto agli apostoli, e che oggi rivolge anche a ciascuno di noi: “Pace a voi”. La Pasqua deve produrre in noi la Pace: pace e serenità verso noi stessi e pace e amore verso tutti gli altri. La Pace è un dono che Cristo Risorto comunica a tutti noi. Non dobbiamo più essere sotto il dominio della paura, della tristezza, dello scoraggiamento per i nostri peccati, ma dobbiamo sperimentare la pace, la gioia, la speranza del Cristo Risorto.
La Pasqua genera una nuova comunità. Gesù Risorto, dopo l’augurio della pace, soffia sugli apostoli lo Spirito Santo, e afferma: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. Vivere la Pasqua è un sollievo di fronte al proprio peccato ed è una liberazione dalle proprie paure. Se facciamo esperienza del nostro peccato, del nostro limite, possiamo essere, possiamo diventare testimoni del perdono, della misericordia di Dio.
Forse anche noi siamo come era inizialmente Tommaso, che non crede e diffida quando gli annunciano che il Signore è Risorto. È rimasto in disparte, lontano dalla comunità, si è isolato nel proprio dolore e non crede. Solo quando si unisce alla speranza dei fratelli, solo allora sperimenta la gioia della risurrezione e intraprende una vita secondo il disegno di Dio.
“Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Non teniamo chiuse le porte del nostro cuore, per paura, come inizialmente hanno fatto gli apostoli, altrimenti il Risorto non può entrare e non ci può trasformare. La Risurrezione è il trionfo della Speranza.

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