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5 domenica di Pasqua

Liturgia della Parola > Tempo Pasquale


5 domenica di Pasqua

Gesù, con la sua Resurrezione ha sconfitto e ha vinto la morte, e ora vive la nuova vita in unione con Dio Padre, e la sua risurrezione ha dato la possibilità al mondo e a ciascuno di noi di avere una vita nuova. La Resurrezione di Gesù ci apre alla novità che possiamo essere diversi, nuovi.
In questo Tempo di Pasqua tutte le Letture ci invitano a riflettere per esaminare se abbiamo veramente fede nel Signore risorto e se anche noi siamo “risorti” con una vita nuova, e oggi nella liturgia appare per cinque volte la parola “nuovo”: “vidi un cielo nuovo e una terra nuova”, “vidi la Gerusalemme nuova scendere dal cielo”, “ecco, io faccio nuove tutte le cose”, troviamo nel brano dell’Apocalisse, e nel Vangelo Gesù ci dice “vi do un comandamento nuovo”. Dopo la Risurrezione di Gesù, quindi, ci può essere qualcosa di nuovo per il mondo e per ciascuno di noi.
Non è semplice vivere e accogliere questa novità che il Signore ci ha dato con la sua resurrezione, a causa di tante sofferenze e persecuzioni che possiamo incontrare, come le hanno incontrate anche Paolo e Barnaba quando esortano i primi cristiani a restare saldi nella fede. Prima di lasciare le città che hanno evangelizzato, Paolo e Barnaba nominano alcuni anziani che hanno il compito di portare avanti l’evangelizzazione e il compito di presentare un nuovo modo di vivere all’interno della comunità dei cristiani, e il compito di presentare un nuovo stile di vita.
Giovanni, nel brano della Apocalisse, contempla la “Gerusalemme nuova” scendere da cielo, e questa “Gerusalemme nuova” è la Chiesa, la sposa di Cristo, che è nel Regno di Dio, nella gloria eterna, dove Dio vuole condurre anche tutti noi, se viviamo il comandamento nuovo che il Signore ci ha lasciato.
“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri”, ha detto Gesù, e questo non lo dice in un momento di tranquillità, ma ci esorta ad amare gli altri quando per lui sta arrivando la passione, e questo della passione è una situazione nella quale sembra che l’amore non abbia senso, e, inoltre, anche i discepoli stanno per abbandonarlo; però lui ci esorta ad amare, ad amare senza limiti. Infatti, quando Gesù ci esorta ad amare, specifica “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Dobbiamo sempre offrire noi stessi agli altri.
Gesù conclude questo discorso affermando che saremo considerati suoi discepoli nella misura in cui viviamo l’amore: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”. Tempo fa, parlando dei cristiani, si diceva “guardate come si amano”: forse oggi non si direbbe altrettanto, perché spesso nei cristiani è presente l’egoismo, cerchiamo i nostri interessi personali e siamo chiusi agli altri, perché non siamo orientati verso Dio, ma ci fermiamo alle realtà umane ed escludiamo la croce e la sofferenza dalla nostra vita.
Prima della sua Passione, pensando al futuro, Gesù afferma che sarà glorificato con la sua morte in Croce. Ci sembra strano che si parli di glorificazione facendo riferimento alla Croce. Per noi umani, la glorificazione è potenza, regno, dominio umano, è essere importanti, e quindi la Croce non la vediamo come glorificazione, ma quasi come una sconfitta. Ma per Gesù la Croce è glorificazione, perché la sua Croce entra pienamente nel progetto di salvezza che ha il Padre, e attraverso la Croce entra pienamente a vivere nuovamente in Dio.
Anche la nostra Croce, se la viviamo con impegno e con gioia, ci porta a vivere in Dio, nell’eternità, e sarà “glorificazione” anche per noi perché vivremo per sempre nella Gloria di Dio.
“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.

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