6 domenica di Pasqua - Sito di don Antonello

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6 domenica di Pasqua

Liturgia della Parola > Tempo Pasquale


6 domenica di Pasqua

Stiamo celebrando la sesta domenica del tempo di Pasqua, e ormai ci stiamo avvicinando alla conclusione di questo periodo: infatti domenica prossima celebriamo l’Ascensione di Gesù al Cielo e la domenica successiva chiuderemo il Tempo di Pasqua con la solennità della Pentecoste, che ci fa rivivere la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e su tutti i cristiani, compresi noi.
Prima di allontanarsi fisicamente dal mondo Gesù vuole incoraggiare i discepoli perché non abbiano la paura di sentirsi soli e si scoraggino, e rivolge loro una catechesi, offre degli insegnamenti perché questo non accada.
In questo periodo di Pasqua nel Vangelo, sia i giorni feriali che le domeniche, abbiamo letto il capitolo 14 di Giovanni, che ci esorta a non avere paura; infatti Gesù dice: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. Gesù, con questa esortazione a non avere paura e a non avere timore, sta preparando i suoi discepoli in modo che siano pronti a stare da soli quando avverrà la sua Ascensione al cielo, e siano disposti ad accogliere il dono dello Spirito Santo che scenderà su di loro il giorno di Pentecoste.
Senza dubbio gli apostoli, trovandosi senza il loro Maestro, si sentiranno soli, e a questo smarrimento Gesù risponde: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui”: Gesù, non solo dice che sarà sempre con loro, ma afferma che anche il Padre dimorerà in loro e in ciascuno di noi. Non siamo soli! Ma per non restare soli, dobbiamo solamente amarlo, seguire la sua Parola: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui”; “Chi non mi ama, non osserva le mie parole”. Amando Gesù riceviamo la sua Pace, la presenza di Dio Amore, nel nostro cuore.
Anche il nostro cuore è pieno di tante paure: abbiamo paura, siamo preoccupati per il nostro futuro che è incerto, siamo preoccupati per il lavoro che è difficile da trovare, siamo preoccupati perché non è sempre facile tenere le amicizie, e inoltre certe volte siamo sconvolti per la presenza di tanti immigrati, per le malattie, per la morte nostra o dei nostri cari, siamo turbati vedendo tanta violenza che ci circonda.
Forse siamo vacillanti e impauriti perché ci sembra di essere soli e abbandonati anche da Dio. Siamo come gli apostoli che si trovavano sulla barca, insieme a Gesù, quando arriva una tempesta, e anche se il Signore era presente con loro, tuttavia hanno paura; ogni giorno, per tre anni, lo hanno visto, lo hanno sentito, e hanno paura, non si fidano. Come facciamo oggi anche noi, che non ci fidiamo e non vediamo la presenza del Signore in mezzo a noi.
I momenti di paura, di crisi e di difficoltà sono stati sempre presenti nella storia della Chiesa, sin dal principio, come ci ha mostrato la prima lettura, quando i cristiani hanno il dubbio su come comportarsi, se circoncidere i nuovi cristiani e far osservare a loro la legge mosaica, oppure no. E la decisione degli Apostoli è stata che, più che la circoncisione, era più importante allontanarsi dall'idolatria, dalla violenza e dalle unioni illegittime: era più importante seguire e vivere la Parola di Gesù, per entrare a far parte del Regno dei cieli.
Il brano dell’Apocalisse ci ha mostrato che Giovanni, l’autore del Libro dell’Apocalisse,, è stato portato sopra un alto monte, da dove vede discendere dal cielo la nuova Gerusalemme, la città di Dio, la nuova città di Dio, nella quale anche noi dobbiamo entrare: illuminati dallo Spirito, saliamo anche noi sul monte alto e grande, per contemplare la Gerusalemme celeste, il Regno dei cieli, la nostra speranza, alla quale tutti noi siamo invitati ad entrare, dove contempleremo per sempre la Gloria di Dio, illuminata non dal sole o dalla luna,  ma illuminata dall’Agnello, suo Figlio Gesù.
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui”.

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