6 domenica di Pasqua - Sito di don Antonello

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6 domenica di Pasqua

Liturgia della Parola > Tempo Pasquale


6 domenica di Pasqua

Quando siamo in viaggio con la macchina, per arrivare alla meta che dobbiamo raggiungere, spesso abbiamo bisogno del navigatore che ci indichi la strada da percorrere per poterci arrivare, e lo stesso vale anche per la nostra vita cristiana che deve portarci a raggiungere Dio: abbiamo bisogno del navigatore, specie in questo periodo nel quale non abbiamo avuto la possibilità di partecipare ai sacramenti, e durante il quale, forse, il nostro atteggiamento cristiano è un po’ calato, e il “navigatore” che ci deve indicare la strada da seguire deve essere Gesù Cristo che ci conduce al Padre e ci conduce ai fratelli.
Giovanni, nel vangelo odierno, per due volte ci riporta le parole di Gesù che ci esortano a seguire i comandamenti, se veramente vogliamo amarlo, e ci dice: “se mi amate osserverete i miei comandamenti”, e ancora, “chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”. I comandamenti ci fanno pensare subito al Decalogo, all’Antico Testamento, quando Dio stabilisce l’Alleanza con il popolo ebreo, e questi dieci comandamenti erano una serie di regole da osservare, ma che erano troppo esteriori perché erano regole che, magari, osservavamo per “dovere”, ma che non osservavamo o che non osserviamo per “amore”. C’era bisogno di qualcosa di nuovo, di un comandamento nuovo! Per questo, Gesù, nel cap.13,34, afferma “Vi do un comandamento nuovo”.
Gesù non aggiunge un altro comandamento, ma è “nuovo” perché non è scritto sulle tavole della Legge, ma deve essere scritto nel nostro cuore: non dobbiamo osservare i comandamenti perché è un nostro dovere (sarebbe triste, penoso e faticoso), ma dobbiamo osservarli perché amiamo Dio Padre e Gesù, e vogliamo vivere la nostra vita in unione con loro. Questo nuovo comandamento è un “dono” che ci porta l’Amore di Dio Padre e ci fa vivere l’esperienza della vita divina, che dobbiamo vivere in unione con i nostri fratelli.
Continuamente Gesù ci invita a restare nel suo amore, “rimanete nel mio amore”, cioè ci invita a restare in contatto con il dono che lui ci fa donandoci se stesso, ci invita a restare in contatto con la vita, con la forza che lui continuamente ci elargisce, che ci dona.
Dobbiamo essere testimoni di Cristo come lo sono stati Filippo e i discepoli dei quali ci parla la prima lettura, che con le loro parole e con la vita hanno annunciato il Cristo Risorto e hanno pregato perché su tutti scendesse lo Spirito Santo, cosa che è avvenuta.
Fare questo non è molto facile, perché prima di tutto dobbiamo essere convinti noi che Gesù è veramente risorto dai morti e che è lui, e solo lui che ci da la forza di convertirci e di andare avanti anche in mezzo alle tante difficoltà che incontriamo. È Gesù che ci fa continuare a sperare perché è lui che rigenera la nostra vita di fede.
Per poter essere dei veri testimoni di Cristo, mettiamo in pratica le parole di Pietro nella sua prima lettera, che ci dice “adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Adorare il Signore nel nostro cuore vuol dire semplicemente che dobbiamo restare nel suo amore e che dobbiamo lasciarci rinnovare completamente dal suo amore. Così superiamo l’odio, il rancore, la gelosia, l’egoismo e tutte quei peccati che ci soffocano, e daremo speranza anche agli altri. Dobbiamo vivere nell’Amore, in Cristo.
Lasciamoci riempire della esperienza dell’amore di Cristo che ci darà la forza di continuare a sperare e ci offrirà la consolazione per superare tutti i momenti tristi della nostra vita. Come riceviamo l’amore di Cristo, allo stesso modo dobbiamo comunicarlo intorno a noi.
“Se uno mi ama, osserverà la mia Parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui”-

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