14 Ordinario - Sito di don Antonello

Sito di don Antonello
Vai ai contenuti

14 Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
14 domenica Ordinario
Due domeniche fa le parole di Gesù ci hanno esortato a non avere paura di chi uccide il nostro corpo, ma di temere chi cerca di uccidere la nostra anima, e domenica scorsa abbiamo meditato su questa frase di Gesù: "Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me", che ci ricorda che nella nostra vita dobbiamo mettere al primo posto la presenza di Cristo, e dobbiamo anteporla anche agli affetti familiari; e questa 14 domenica ci ricorda il "sì" incondizionato che il Cristo dice al Padre per compiere la sua missione di salvezza. Cristo conosce il progetto che il Padre ha su di lui e accoglie questo progetto con umiltà e benevolenza.
Il brano di Zaccaria, prima lettura, non semplice da capire senza una piccola spiegazione, ci mostra la figura di Gesù, del Messia, che entra a Gerusalemme “giusto e vittorioso, umile”, mentre cavalca un asino, che è quello che anche noi celebriamo la Domenica delle Palme. E il Signore dice alla città di esultare perché verrà il re giusto e vittorioso, con umiltà, verrà su un asino, ed eliminerà le guerre, annunzierà a tutte le nazioni la pace e il suo dominio si estenderà su tutta la terra.
E Gesù loda il Padre “perché hai nascosto queste cose (cioè il mistero di grazia e di gioia del Regno), hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”, perché solo i piccoli sono disposti ad accettare con gratitudine questi doni di Dio; e i “piccoli” sono i poveri, i miti, gli ultimi della fila. Umile e povero è stato anche Francesco d’Assisi che, benestante, ha rinunciato a tutto per Dio e per il servizio ai fratelli bisognosi.
Anche Gesù è stato piccolo e umile, non solo quando ha fatto il suo ingresso a Gerusalemme (Domenica delle Palme), ma Gesù, Dio, è nato piccolo e povero in una stalla, ricovero per gli animali, ha vissuto tutta la sua vita in povertà assieme ai 12 che aveva scelto, e ci ha mostrato quella che deve essere anche la nostra strada che dobbiamo percorrere per essere salvati. Noi, vogliamo essere salvati? Quale è la strada che dobbiamo percorrere?
San Paolo, in questo brano della Lettera ai Romani, inizia con queste parole: “Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi”, e, parlando della carne, non indica l’esperienza del sesso, ma con “carne” indica invidia, gelosia, odio, tristezza, risentimento che anche noi abbiamo e che non dovremmo avere, se veramente siamo pieni dello Spirito di Dio.
Se guardiamo dentro noi stessi, ci vediamo pieni di peccati, di odio, di rancore, se guardiamo il mondo e la società notiamo guerre, liti, odio verso tutti. Vedendo tutto il male che è presente, lo Spirito di Dio abita veramente negli uomini? Ci accorgiamo che lo Spirito di Dio non abita in noi e non è presente nella nostra società. E tutto questo crea malessere in ciascuno di noi, ci fa sentire miseri, ci accorgiamo di essere “piccoli”, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di Dio anche se siamo intelligenti, perché da soli non riusciamo a superare le difficoltà e le situazioni difficili in cui ci troviamo noi, e nelle quali si trova tutta la nostra società.
Rispondiamo all’invito che ci viene rivolto da Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Tutti siamo stanchi e oppressi dal male che è presente in noi e nel mondo: accostiamoci a Gesù per riscoprire anche noi il dono dello Spirito, che ci porta a vivere il dono dell’Amore verso tutti.
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. È un invito che anche oggi Gesù rivolge a ciascuno di noi: “Venite a me”.

Torna ai contenuti