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33 Ordinario

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33 domenica Ordinario
Tante volte nelle parabole, Gesù ci presenta un personaggio, un padrone, che consegna qualcosa ai suoi servi, e poi esce dalla scena. Anche il Vangelo odierno ci presenta l’immagine di un padrone che consegna dei talenti ai suoi servi, e poi sparisce dalla scena: questo personaggio che consegna dei talenti, delle grazie, dei doni, è Dio. Al centro della scena non c'è più Dio ma c'è l'uomo, al centro della scena ci siamo noi, e Dio ha consegnato a ciascuno di noi delle qualità, ci ha consegnato delle capacità e ci ha donato tutto il mondo e il resto dell'umanità, a cui dobbiamo dare amore e pace, e ci ha lasciato la libertà per agire.
          Come è il nostro rapporto con il mondo che Dio ci ha affidato? Ad Adamo, e a tutti noi, Dio ha affidato il mondo per coltivarlo e custodirlo, e noi uomini stiamo distruggendo questo mondo e tutta l'umanità, sia con le guerre e sia con il nostro egoismo. I talenti, i doni, le grazie delle quali ci ha riempito il Signore, con il nostro impegno dobbiamo farle fruttificare per salvare il mondo dalla distruzione, e per salvare tutta quanta l’umanità. Dobbiamo vivere con impegno la nostra vita, nell’ambiente in cui ci troviamo, prima di tutto all’interno della nostra comunità, nella nostra famiglia, nel rapporto che abbiamo con gli altri, come vive la donna che ci presenta il Libro dei Proverbi: è una donna sempre attenta alla sua casa, che vive lavorando, senza sonnecchiare, che è generosa con i poveri ed è sempre premurosa con il marito.
Tante volte abbiamo sentito “Beati i poveri in spirito, …, beati i misericordiosi, …, beati gli operatori di pace, …  ”, ed è giustissimo che dobbiamo vivere le Beatitudini, ma oggi, nel versetto del Salmo, possiamo trovare il riassunto delle beatitudini, quando ripetiamo “Beato chi teme il Signore”. Certamente da piccoli, quando ci dicevano di “temere il Signore”, subito avevamo il pensiero che “temere il Signore” volesse dire “avere paura del Signore”: temere = avere paura. Il “timore del Signore” non significa avere paura di Lui, ma significa riconoscere che quanto abbiamo è un suo dono, e allora per questo dobbiamo ringraziarlo e ne dobbiamo gioire perché Dio ci ama e dobbiamo gioire perché ai suoi occhi siamo importanti e non siamo schiavi. “Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie”.
Come è il nostro rapporto con Dio? Ci consideriamo amici di Dio Padre, come ci dice Gesù, o consideriamo Dio come padrone e noi come suoi servi? A quale dei tre servi che ricevono i talenti, noi assomigliamo? Dio non vuole da noi oltre le nostre capacità, ma desidera che valorizziamo e mettiamo a frutto i doni che Lui ci ha donato. I primi due servi fanno fruttificare i talenti ricevuti e ne guadagnano altri, mentre il terzo giudica il padrone come un uomo duro che vuole approfittare di lui e sfruttarlo, e allora, per “paura”, il talento ricevuto lo nascose in una buca, e al rientro del padrone glielo restituisce dicendogli “ecco ciò che è tuo”. Si separa dal padrone, questo è mio e questo è tuo, rifiuta la cooperazione, la comunione col padrone. E spreca il talento ricevuto. E tante volte è così anche il nostro comportamento verso Dio.
Cerchiamo di valorizzare i tanti o pochi talenti, doni, che il Signore ha voluto donare anche a noi, in modo che, alla fine della nostra vita, Dio possa dire a ciascuno di noi “bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Cerchiamo di essere svegli nella nostra vita, come ci dice Paolo: “Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri”.

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