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27 Ordinario

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27 domenica Ordinario
Lavorare la vigna è molto impegnativo, perché ci si deve lavorare tutto l’anno e perché bisogna curarla tanto, in modo che produca frutti buoni. Per questo motivo nella Bibbia ricorre spesso l’immagine della vigna, per mostrarci quale è la relazione tra Dio e il popolo: noi siamo la vigna e Dio si interessa a noi, e lavora dentro di noi che siamo vigna, perché produciamo sempre dei frutti abbondanti, e ci invia continuamente dei ministri che ci possano aiutare nella nostra crescita. Anche noi siamo la vigna del Signore, come vigna del Signore è stata la casa di Israele, come ci ha detto Isaia nella prima lettura.
Il frutto che la nostra vigna, che cioè noi dobbiamo produrre, sono senz’altro le opere buone che dobbiamo compiere nei confronti di Dio e dei nostri fratelli, ma è importante anche un altro frutto che dobbiamo produrre: dobbiamo vivere ringraziando continuamente il Signore per l’amore che ha per ciascuno di noi. Infatti il libro del Deuteronomio ci dice queste parole: “Tu amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”.
Tutta la storia della umanità è una storia di un amore che è in crisi: Dio ci ama, e il suo amore non è corrisposto, come hanno fatto i vignaioli che non accettano i servi del loro padrone e ne uccidono anche il Figlio. Questi vignaioli che condanniamo, siamo tutti noi. Noi, che siamo vigna infedele, non sappiamo rispondere con l’amore, all’amore che Dio continuamente ci dona.
Il suo amore, Dio ce lo manifesta anche in questa celebrazione, nell’Eucarestia, quando suo Figlio Gesù diventa carne per tutti noi, e Gesù diventa la vera vite. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù, a un certo punto esclama che lui è la vera vite, e noi siamo i tralci, e dobbiamo restare uniti a Lui per produrre buoni frutti. Perché Gesù è la vite? Noi, vigna di Dio, non abbiamo risposto al suo amore perché siamo stati infedeli, ma Gesù è la vera vite perché con il suo amore ha risposto sempre all’amore del Padre. Solo se siamo inseriti pienamente in Cristo, possiamo dire “grazie” a Dio con tutta la nostra vita, rendendo vere quelle parole che sentiamo continuamente alla fine della Liturgia eucaristica, e che non sempre consideriamo, quando il sacerdote afferma “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre Onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli”: è, questo, il nostro ringraziamento a Dio. Possiamo rendere gloria e onore a Dio, possiamo ringraziarlo, solo per Cristo, con Cristo e in Cristo.
Anche Paolo, nel brano della Lettera ai Filippesi, ci invita ad abbandonarci a Dio, “con preghiera, suppliche e ringraziamenti”, e allora, la pace di Dio, la sua presenza, “custodirà i vostri cuori e le vostre menti”.
Uniamoci a Cristo, cerchiamo di restare innestati in Lui e non allontaniamoci mai da Lui: allora tutta la nostra vita sarà un inno di ringraziamento a Dio Padre per il suo amore che mi manifesta e per tutti i doni di questo mondo, che Lui mette a nostra disposizione. Grazie, Signore, per il tuo amore.

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