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21 Ordinario

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21 domenica Ordinario
Domenica scorsa le letture ci hanno mostrato che Dio offre la sua salvezza a tutti gli uomini, in particolar modo nel Vangelo, quando abbiamo sentito della guarigione della figlia della cananea, Cosa dobbiamo fare noi per ricevere questo dono della salvezza? Dobbiamo solo avere un rapporto personale con Gesù o dobbiamo diventare comunità, dobbiamo diventare nuovo popolo di Dio?
Un piccolo suggerimento ce lo offre Isaia, vissuto settecento anni prima di Cristo, che in questo brano parla di Dio che, rivolto a Sebna, maggiordomo del re Ezechia, gli riferisce che sarà sostituito con Eliakìm e “lo rivestirò con la tua tunica, …, e sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme”, cosa che Sebna non ha fatto. Dio continua a interessarsi del bene del suo popolo e lo guida scegliendo Eliakim che gli resterà fedele.
Gesù aveva predicato in Galilea e aveva cercato di trasformare le folle che lo seguivano, in “nuovo popolo” di Dio, ma tutti lo hanno abbandonato e si ritrova solo con quel piccolo gruppo di discepoli. E Gesù si chiede se i suoi discepoli gli saranno fedeli sino alla fine e se accetteranno un Messia crocifisso, apparentemente sconfitto.
Gesù porta i suoi discepoli in un luogo appartato, a Cesarea di Filippo, e chiede loro che cosa la gente pensa di Lui. Il popolo ebreo attendeva la venuta del Messia che era considerato un uomo potente politicamente e militarmente, e qualcun altro si era già presentato come Messia e aveva preparato dei gruppi armati che erano stati distrutti dai romani.
Quando Gesù chiede che cosa la gente pensa di Lui, gli apostoli rispondono mostrando l’incertezza della gente: c’era chi pensava che Gesù fosse il Battista redivivo, o che fosse Elia o Geremia o qualcun altro dei profeti. Vedevano in Lui un grande profeta, ma non lo vedevano come Dio che parla e agisce. Ma quello che interessa maggiormente Gesù è sapere cosa pensavano gli apostoli di Lui, e domanda: “Ma voi, chi dite che io sia?”. A nome di tutti, ispirato da Dio Padre, risponde Pietro, facendo la sua professione di fede a Cesarea di Filippo, ed esclama “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
Dio aveva scelto Eliakim per essere un padre per Gerusalemme, e ora Gesù, che inizia a costruire la Chiesa, dopo la professione di fede di Pietro, elegge Pietro, e i papi, come guida della nuova comunità. Si manifesta ancora l’Amore di Dio per il suo popolo, e il suo popolo siamo noi! Pietro si chiamava Simone (“Beato sei tu Simone …”), e dopo la sua professione di fede, Gesù lo sceglie, non perché è il più forte e il più coraggioso tra i discepoli (Pietro non vuole che arrivi alla croce e lo rinnegherà 3 volte), ma lo sceglie perché per primo ha riconosciuto Gesù come Figlio di Dio. E d’ora in poi lo chiamerà “Pietro”, perché sarà la pietra, la roccia su cui poggia il uovo popolo di Dio, la Chiesa, anche se la vera “pietra angolare” su cui poggia la Chiesa continuerà a essere Gesù.
Pietro, nella sua 1 lettera, 2,4-5, dice “Stringendovi a Lui, pietra viva (Gesù), …, anche voi venite impiegati come pietre vive per una costruzione spirituale”: tutti noi, come Pietro, abbiamo il potere delle chiavi, il potere di sciogliere e di legare; dobbiamo sciogliere il potere dell’egoismo che ci tiene legati a noi stessi e ci impedisce di darci agli altri, e dobbiamo sempre più legarci a Dio. È anche attraverso noi, pietre vive, che Gesù costruisce la sua Chiesa, comunità di amore e di pace.
Gesù oggi chiede a ciascuno di noi “Chi sono io per te?”. Chi è Gesù per me?

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