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17 Ordinario

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17 domenica Ordinario
Oggi concludiamo la lettura del cap. 13 di Matteo, che, assieme alle altre letture, in queste ultime tre domeniche ci ha presentato il tema del “Regno dei Cieli”. Cosa è il Regno dei Cieli? Non credo che il Regno dei Cieli sia un luogo come il regno d’Inghilterra, per il quale ci dobbiamo preparare ad andare, ma credo che sia una situazione. Presso il popolo ebreo c’era la tendenza a rispettare Dio: Mosè che davanti al roveto ardente, segno della presenza di Dio, si deve togliere le scarpe prima di entrare in quel terreno (anche oggi i mussulmani per entrare nella Moschea si tolgono le scarpe per rispetto a Dio), e gli ebrei evitavano di pronunciare il nome di Dio (non pronunciare il nome di Dio invano). Per dire “Dio”, usavano altre formule: Mose, quando libera il popolo ebreo dalla schiavitù egiziana deve dire “Io sono mi ha mandato a voi”, “Io sono” che significa Dio, cioè “Dio mi ha mandato a voi”. Lo stesso vale per il “Regno dei Cieli”, che significa il “Regno di Dio”, cioè la presenza di Dio già qui, nella nostra storia.
La prima parabola sul Regno dei Cieli, in questo capitolo, era quella di Dio-seminatore, che semina nel mondo la sua parola, invece domenica scorsa c’era la parabola del grano, seminato da Dio, che cresce assieme alla zizzania, al male, opera del demonio, e oggi il Regno dei Cieli ci viene presentato con altre tre parabole, attraverso l’immagine del tesoro nascosto in un campo, del mercante che va alla ricerca di pietre preziose e della rete gettata nel mare, che raccoglie pesci di ogni genere.
Il Regno dei Cieli, la Presenza di Dio, è come un tesoro nascosto nel campo, che tutti noi dobbiamo comprare, ed è come una perla che un mercante trova e che acquista spendendo tutti i suoi risparmi, cosa che dobbiamo fare anche noi per avere già qui in terra il Regno dei Cieli, la Presenza di Dio.
La terza di queste piccole parabole ci dice che il Regno dei Cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Gesù prende questa immagine dal lavoro che facevano gli apostoli che erano pescatori, e pescavano pesci buoni e pesci cattivi (grano e zizzania), e questa parabola ci fa chiedere: se Dio è presente nella nostra storia, perché c'è tanto male nel mondo? Perché abbiamo sempre l'esperienza della sofferenza? Perché trionfano solo coloro che fanno il male? Perché la malattia? Perché la morte? Dio non interviene nella nostra storia forzandola, ma interviene nella storia abbracciandola. Questa rete per raccogliere i pesci, Gesù la ha lanciata quando ha steso le sue braccia sul legno della croce, accogliendo la sofferenza. I giudei, e noi, inchiodandolo, pensavamo di aver vinto, di averlo eliminato, e invece Lui ha trasformato le sue braccia inchiodate in un abbraccio per tutta l’umanità, pesci buoni e pesci cattivi.
Con queste parabole Gesù ci riporta alla parabola della zizzania, spiegandoci che il bene (Dio) e il male sono mescolati assieme in questo mondo, fino a quando Dio non separerà il bene dal male. Quale è la rete con la quale Dio cattura le nostre vite? Questa rete è il suo amore, la sua misericordia, la sua pazienza, la sua mitezza, il suo perdono.
“O Padre, …, concedi a noi il discernimento dello Spirito, perché sappiamo apprezzare fra le cose del mondo il valore inestimabile del tuo Regno, pronti ad ogni rinunzia per l’acquisto del tuo dono”. Amen

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