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34 Cristo Re

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
Cristo Re
Con questa celebrazione di Cristo Re dell’Universo concludiamo l’anno liturgico, e domenica prossima, con l’inizio del Tempo di Avvento, inizieremo il cammino del nuovo Anno Liturgico, che sarà guidato dall’evangelista Marco.
Celebrando Cristo Re dell’Universo, potrebbe sembrare che la Chiesa abbia nostalgie monarchiche e che ci inviti a guardare ai pochi regnanti che sono presenti ancora oggi sulla terra. Non è così! Quando diciamo e crediamo che Gesù è il Signore, il Re dell’universo, stiamo testimoniando la nostra fede: quell’ebreo, Gesù, che duemila anni fa ha fatto parte della nostra storia e che è stato crocifisso, quel Gesù per noi è colui che alla fine ha l’ultima Parola e che dà un senso e un significato alla nostra vita. Deve essere il Re, la guida della nostra vita.  Vediamo che il mondo sta precipitando verso la distruzione, con l’odio, con la violenza, con le guerre, e per questi avvenimenti, anche noi tante volte siamo scoraggiati, vedendo la fine di tutto e vediamo che l’uomo è lontano da Dio. Per noi, come è stato quest’anno liturgico che oggi concludiamo? Gesù Cristo è veramente il sovrano, il Re della mia vita? È Lui che mi guida nelle mie scelte?
Forse, leggendo questo brano di Matteo restiamo un po’ sconcertati: alcuni pittori ci hanno presentato, nei loro dipinti, Cristo che, alla fine della nostra vita, si presenta come un giudice implacabile e severo, cosa che ci hanno anche insegnato: il giudizio tremendo di Dio. Mentre Matteo ci presenta Gesù che alla fine ci giudicherà per l’amore che abbiamo avuto verso i fratelli più piccoli. E allora, cosa dobbiamo fare per salvarci? Magari siamo convinti di salvarci perché facciamo tante ore di preghiera, perché partecipiamo quotidianamente alla messa e ci accostiamo con regolarità alla confessione. Ci sentiamo tranquilli perché agiamo in questo modo e dimostriamo di avere fede in Dio.
Ma il giudizio finale non sarà solo su quanto tempo abbiamo dedicato alla preghiera, e su come era la nostra fede in Dio: mettiamo da parte il taccuino in cui abbiamo segnato tutte queste cose, magari per giustificarci davanti a Dio. La fede deve essere concreta e non fatta solo di parole e di preghiere, anche questo, ma la mia preghiera deve contagiare la mia vita, deve cambiarla. La preghiera, l'eucarestia, la confessione, sono strumenti di comunione col Cristo, ma devono essere anche strumenti che ci spingono a fare comunione tra noi, in questa comunità, con la nostra famiglia e con tutta l’umanità.
Se ci incontriamo con Dio nella preghiera, cambia anche il nostro modo di vedere gli altri: incontro veramente Dio nel volto sfigurato del povero, lo incontro nei carcerati anche se sono colpevoli, e lo incontro anche nelle persone che uccidono gli altri. Il Signore ci chiederà se lo avremo riconosciuto, nel povero, nel debole, nell’affamato, nella persona che è sola, nell’anziano abbandonato, nel parente scomodo, nel figlio che non vuole sapere più nulla di me. Il giudizio finale sarà su ciò che avremo fatto di buono e sarà sull’atteggiamento che abbiamo avuto nell’amare il fratello. La nostra fede in Dio, dobbiamo dimostrarla nella nostra vita di amore verso tutti gli altri.
Il trono su cui è seduto Gesù è la Croce, e attraverso la Croce, attraverso il suo sangue versato per amore di ciascuno di noi, Gesù è il Re dell’universo, e se noi nella nostra vita imitiamo l’amore per tutti, allora Lui diventa il nostro Re, la nostra guida, e attraverso il nostro amore, diventerà anche il Re dell’Universo. Oggi, chi è il Re dell’Universo? È Gesù? Oppure oggi, il re dell’universo è il benessere, è il dominare sugli altri? Oppure il re dell’universo oggi è chi semina morte nei nostri fratelli?
“Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me!”.                          

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