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28 Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
28 domenica Ordinario
Domenica scorsa, principalmente attraverso le parole di Isaia e del Vangelo, la Liturgia ci ha mostrato che c’è un rapporto difficile tra Dio e le persone: Dio è il vignaiolo e noi siamo la vigna curata dal Signore e dobbiamo produrre abbondanti frutti di amore. Per portare buoni frutti, dobbiamo essere inseriti pienamente in Gesù.
Oggi, Isaia, nella prima lettura, annuncia che alla fine del mondo il Signore convocherà tutti i popoli della terra per un banchetto pieno di cibi prelibati, e affermerà che non esisterà più la morte e la sofferenza. Tutti noi, oggi e nei momenti difficili della nostra vita, tutti noi speriamo di avere questa pace del Signore, oggi e alla fine della nostra vita. Ma a partecipare a questo banchetto con Dio e con Gesù, a partecipare a questo banchetto di nozze siamo invitati anche noi, già da oggi.
Il Vangelo ci parla di un re, il Signore, che organizza un banchetto di nozze per il suo Figlio, e invia i suoi servi per far diventare tutti i popoli suoi discepoli, e questi servi che manda sono gli apostoli e i ministri della Chiesa, questi servi che manda ad annunciare il messaggio di salvezza, di pace e di speranza dobbiamo essere anche tutti noi cristiani, e non soltanto i sacerdoti, i frati e le suore: ogni cristiano è inviato da Dio ad annunciare con la propria vita la Sua Parola.
Il brano odierno ci mostra che questo invito a partecipare alle nozze, incontra tanti ostacoli e spesso viene rifiutato: “ma questi non volevano venire”. Anche noi tante volte rifiutiamo l’invito che Dio ci rivolge. Ma il Signore non si scoraggia per il rifiuto di tanti, e continua a inviare i suoi servi varie volte, e alla fine, nel gruppo di quelli che accolgono l’invito e partecipano al banchetto di nozze, ce n’è uno che non ha l’abito nuziale, e questo senza abito nuziale, può essere immagine dei battezzati (e forse anche di ciascuno di noi), quando pratichiamo la Chiesa solo esteriormente e non abbiamo una fede viva in Cristo. Ancora oggi, molti rifiutano il messaggio cristiano, e si cerca di eliminare chi annuncia questo messaggio, screditandolo e calunniandolo, oltre che togliendogli la vita. Tutto questo era già previsto, come ci annuncia questo brano del Vangelo.
Ma, perché negli ultimi decenni c’è un calo della pratica religiosa? Perché molti non frequentano più la Chiesa? Forse per mancanza di fede, e forse perché si era presenti al banchetto di nozze, in certi casi solo esteriormente, ma senza indossare l’abito nuziale: magari, chi vi andava solo per conformità e per abitudine, oggi non vi partecipa più, ed è probabile che chi va in Chiesa oggi, lo faccia perché crede davvero.
Ma forse, se c’è un allontanamento di tante persone dalla pratica religiosa, può essere anche perché noi ministri, inviati da Gesù, e noi cristiani, abbiamo perso la nostra credibilità; non troviamo più tempo per prepararci, abbiamo altre preoccupazioni che per noi sono più importanti.
Forse l’uomo d’oggi, e anche noi ministri e cristiani, crediamo di non aver più bisogno del Signore, di non avere più bisogno di sperare in Lui. Questo brano del Vangelo si conclude con “pianto e stridore di denti” per chi non ha l’abito nuziale, la presenza continua del Signore, ma Isaia ci esorta a sperare sempre nel Signore: “Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. […] rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza”.
“Abiterò per sempre nella casa del Signore”.

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