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2 di Pasqua (Divina Misericordia)

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2 di Pasqua (Divina Misericordia)
Nella seconda dopo Pasqua, in tutta la Chiesa si celebra la Domenica della Divina Misericordia, festa che è stata istituita dal Papa San Giovanni Paolo II, e questa festa ci deve portare a riflettere sull’amore e la misericordia che Dio ha nei confronti dell’uomo.
In quest’ultimo periodo abbiamo vissuto la Settimana Santa e la solennità della Pasqua di Risurrezione, e abbiamo avuto modo di notare l’amore di Dio per ciascuno di noi, perché ha voluto far morire suo Figlio Gesù sulla Croce, che ha preso su di sé i nostri peccati, e questo Gesù lo ha fatto risorgere a una vita nuova, in modo che anche noi potessimo essere delle persone nuove, perché fossimo dei “risorti”, lontani dal male e dall’odio. La Festa di Pasqua è la festa della Divina Misericordia. Anche Paolo ci mostra questa realtà, ricordandoci che Dio, “nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, per una speranza viva”.
Al Salmo Responsoriale, varie volte nel versetto, ci è proposta questa esortazione: “Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre”: l’amore di Dio nei nostri confronti è per sempre, anche quando noi cadiamo nel peccato. Dio ci ama sempre, perché desidera che noi ci allontaniamo dal peccato e ritorniamo a Lui.
Con la morte e la Resurrezione di Cristo siamo “risorti” anche noi, e, allora, dobbiamo metterci in cammino, seguendo e vivendo la Parola di Dio. Le letture odierne ci offrono alcuni spunti che dobbiamo mettere in pratica.
Nel brano degli Atti troviamo che i battezzati, e anche noi lo siamo, i battezzati “erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere”, e dividevano le loro sostanze con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Il primo insegnamento che oggi la Liturgia ci offre per fare esperienza di Dio è che siamo invitati ad ascoltare e vivere l’insegnamento del Papa, dei vescovi, dei sacerdoti, vivendo in comunione profonda tra di noi, senza odio e senza rancore. Dobbiamo “spezzare il pane”, cioè dobbiamo partecipare con fede al sacramento della Eucarestia, e dobbiamo spezzare il nostro pane quotidiano con gli altri, mettendo noi e le nostre cose a disposizione dei nostri fratelli, sempre animati dalla preghiera, sempre animati dalla presenza di Dio in noi.
Siamo stati salvati e redenti, e allora, come ci dice Paolo, ecco il secondo insegnamento, in noi dovrebbe esserci un elemento che, purtroppo, si vede raramente nei cristiani: la gioia. Il cristianesimo è gioia, diceva un mio vecchio professore di Teologia: peccato che lo dicesse con una faccia triste e burbera, che non invitava a gioire; ma, il Cristianesimo è gioia, perché siamo stati salvati. E poiché siamo stati salvati, nel nostro cuore ci deve essere sempre la gioia, anche se ci troviamo nella malattia e nelle sofferenze. Ci dice Paolo: “Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere afflitti da varie prove. […] Perciò esultate di gioia, mentre raggiungete la meta della vostra fede: la salvezza delle anime”. Dobbiamo gioire non perché siamo sani e ricchi, ma in noi ci deve essere sempre la gioia perché siamo stati salvati.
Il brano del Vangelo, oltre a esortarci a vivere nella pace, e in questo periodo ne abbiamo tanto bisogno, (“Pace a voi” dice Gesù agli apostoli e anche a noi), ci esorta anche a crescere nella nostra fede, e questo è un altro insegnamento. Tante volte la nostra fede è come quella di Tommaso: una fede sofferta, dubbiosa, claudicante.
Gli apostoli sono nel Cenacolo, rinchiusi per paura che anche a loro succeda qualcosa di negativo, ma per loro avviene la bellissima realtà di Gesù che si presenta, che si mostra vivo vicino a loro, di Gesù che mostra che loro non sono più soli, ma che il Signore è sempre presente. Ma non sono tutti presenti gli apostoli, ne manca uno, il nostro fratello, il nostro gemello Tommaso, chiamato “didimo” che significa gemello. Quando Tommaso ritorna, gli apostoli, pieni di gioia e di entusiasmo, gli danno la notizia che il Signore è veramente risorto ed è apparso loro, ma Tommaso non crede. È il nostro “gemello”, perché anche noi certe volte abbiamo difficoltà a credere nella Resurrezione. Nel muro di un cimitero avevo trovato scritto “Noi non risorgeremo mai”.
Tommaso resta nel Cenacolo un po’ sconfortato di stare assieme con quelli che, come lui, avevano abbandonato il Signore, e Gesù ritorna nel Cenacolo e viene apposta per lui, e Tommaso esplode nella bellissima professione di fede, esclamando “Mio Signore e mio Dio”, che anche io ripeto dentro di me in ogni celebrazione eucaristica, al momento della Consacrazione. Pensiamolo con fede anche noi al momento della consacrazione o quando riceviamo l’eucarestia: “Mio Signore e mio Dio”.
Noi crediamo Signore: sostienici nella nostra incredulità.

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