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23 Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
23 domenica Ordinario
Domenica scorsa la Liturgia ci ha esortato a seguire Gesù, sapendo accettare anche noi le varie croci che incontriamo nella nostra vita, cosa molto difficile da fare. E la Liturgia odierna ci indica quella che è la via che dobbiamo percorre per poter seguire veramente Gesù. Quale è questa strada che dobbiamo percorrere? In teoria sappiamo tutti che questa “via” da percorrere è la via dell’amore. Ma quale “amore”? Viviamo in una realtà che ci delude per le tante ingiustizie, per la crisi del lavoro, per problemi che ci sono all’interno della nostra comunità, per situazioni difficili che si vivono nella nostra famiglia, e che, purtroppo, ci sono anche nel rapporto tra le varie nazioni, con varie possibilità di lotte.  E allora noi cerchiamo di vivere nell’amore e nello stare insieme per trovare rifugio, consolazione in mezzo a questa realtà in cui viviamo e che è insopportabile. Ma non è di questo amore che ci parla la liturgia odierna: ci parla di un amore che abbraccia tutti, senza distinzioni, come ci dice anche Paolo nel brano della Lettera ai Romani: “Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole”, e conclude “pienezza della Legge infatti è la carità”. Nell’altro, in ogni altro, devo vedere mio fratello, non dicendo a parole che è mio fratello, ma devo dimostrare con il mio amore, che l’altro è mio fratello.
Il Signore ha posto il profeta Ezechiele, e ogni profeta, come “sentinella” del popolo ebreo, per guidarlo, per gridare il pericolo a cui va incontro, e per aiutarlo a chiedere soccorso nelle avversità: la sentinella, richiama la persona che pecca, e conforta e aiuta le persone che non hanno più speranza nel futuro.
Anche noi dobbiamo essere sentinelle nell'ambiente in cui viviamo: siamo responsabili della sorte del nostro mondo, e siamo responsabili anche della sorte di tutti gli uomini. Oggi, Gesù, ci offre degli insegnamenti perché possiamo vivere con gli altri come fratelli. All'inizio del brano ci parla della correzione fraterna.
Se vediamo qualcuno che si comporta in modo che secondo noi è sbagliato, noi, che ci riteniamo giusti, cerchiamo di fare in modo che la pensi e agisca come noi. Se non basta la mia personale ammonizione, se non ascolterà due o tre persone, o tutta la comunità, ci dice Gesù “sia per te come il pagano e il pubblicano”, ma i pagani e i pubblicani non conoscono Dio perché nessuno glielo ha mai rivelato. Però, lo sentiremo fra tre domeniche, Gesù dice anche che “i pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno dei Cieli”: noi, che ci riteniamo giusti e vogliamo correggere gli altri, saremo preceduti dai pubblicani e dalle prostitute. I pubblicani e le prostitute dicono “no” a Dio perché non lo hanno conosciuto, e ci precedono perché anche noi diciamo “no” a Dio, però, noi lo abbiamo conosciuto e siamo più colpevoli.
Dobbiamo vedere l’altro come una persona che ha sofferto, che cerca di sopravvivere anche con questo suo atteggiamento sbagliato, e che ha bisogno del nostro sguardo compassionevole e rispettoso, perché anche lui si possa aprire allo sguardo misericordioso di Dio. Per correggere l'altro bisogna che anche noi ci sentiamo peccatori, perdonati da Dio, e con discrezione, umiltà e delicatezza, dobbiamo dare agli altri la nostra parola, in modo che, attraverso questa nostra parola, sentano la voce di Gesù, che mostra quello che è bene per il fratello che sbaglia. Non giudicare, ma amare l’altro. Dobbiamo vivere tutti da fratelli.
“Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo”, ha detto Gesù: questo lo abbiamo sempre interpretato come atteggiamento del sacerdote quando ci perdona i peccati, ma queste parole di Gesù ci indicano che nella nostra vita dobbiamo tracciare delle strade di riconciliazione e di perdono. Se riusciremo a riunire attorno a noi le persone, gli affetti, le speranze, tutto questo lo ritroveremo nel cielo per sempre.
Gesù conclude questo brano dicendo che dove sono due o tre riuniti nel suo nome, “lì sono io in mezzo a loro”. Quanti siamo in questa comunità? Più di uno. E allora, se siamo assieme nel suo nome, se ci amiamo a vicenda e creiamo un mondo di fratelli, Lui è presente in mezzo a noi.
“Ascoltate oggi la voce del Signore”.

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