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5 domenica di Quaresima

Liturgia della Parola > Tempo di Quaresima
5 domenica Quaresima

Certamente non è facile riconoscere che Dio è il Signore sulla nostra vita, specialmente quando ci ritroviamo in mezzo a tanti problemi, quando dobbiamo affrontare tante situazioni difficili e sperimentiamo il mistero della morte che è presente all’interno della umanità e che, talvolta, vediamo che è presente anche nelle nostre famiglie.
Marta e Maria soffrono e piangono per la perdita del loro fratello Lazzaro, come facciamo anche noi per la perdita di un nostro caro o per la morte di tante persone a causa di qualche disgrazia o di qualche epidemia, e Marta e Maria, davanti al problema della morte di Lazzaro, quasi rimproverano Gesù, e gli dicono: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. E noi siamo come loro, perché nelle tristi situazioni in cui ci troviamo, ci chiediamo: “Ma Dio, c’è? Perché non interviene a risolvere i nostri problemi?”. Noi abbiamo messo da parte Dio, non seguiamo più la sua parola, preferiamo mettere in pratica le nostre idee, e ora ci lamentiamo perché non vediamo l’intervento di Dio che realizza la nostra mentalità di ricchezza, di benessere e di bellezza umana.
Il pianto fa parte della nostra vita, ma non siamo da soli a piangere. Anche Gesù, quando lo conducono al sepolcro di Lazzaro, “scoppiò in pianto”, e Gesù scoppia in pianto ancora oggi, vedendo tante persone che muoiono abbandonate, che muoiono sole, piange vedendo le nostre sofferenze e le difficoltà che incontriamo per superare certe situazioni difficili.
Il popolo ebreo ha subito l’invasione da parte delle truppe babilonesi di Nabucodonosor (586 a.C.), e vive la situazione drammatica dell’esilio, sentendosi abbandonato. Però Dio interviene, come ci dice Ezechiele nella prima lettura, e opera la resurrezione del popolo, gli comunica la nuova vita, donandogli il dono del suo Spirito: “apro i vostri sepolcri, …, vi riconduco nella terra di Israele, …, farò entrare in voi il mio Spirito e rivivrete”. La realtà triste si trasforma. È questa la certezza.
Anche Paolo ci da questa speranza, e ci ricorda una verità fondamentale della nostra fede cristiana, che cioè, attraverso Cristo, lo Spirito di Dio è già presente oggi in ciascuno di noi: “lo Spirito di Dio abita in voi”.
Logicamente, Ezechiele e Paolo, alludono alla nuova vita, parlano della risurrezione finale che Dio ha promesso a tutti noi, e la risurrezione di Lazzaro è un segno che mostra che la promessa di Dio si realizza. Parlando con Marta, Gesù le dice che suo fratello Lazzaro sarebbe risorto, e Marta conferma la sua fede che ci sarebbe stata la sua resurrezione dell’ultimo giorno.
Prima che operi la resurrezione di Lazzaro, Gesù fa una affermazione che è utile per tutti quanti noi che siamo morti a causa del nostro peccato, e siamo invitati a risorgere, a essere nuovi, e afferma che è proprio lui, Gesù, a essere la vera vita: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. Se vogliamo avere la nuova vita, se vogliamo essere sempre in unione con Dio, allora dobbiamo scegliere di ascoltare e vivere la Parola del Signore.
Se viviamo in questo modo, come Gesù ha detto: “Lazzaro, vieni fuori”, allontanandolo dal dominio della morte, allo stesso modo dirà a ciascuno di noi “vieni fuori” dalla tua vita di peccato. La vera morte, che ci deve veramente turbare, è il peccato, la lontananza da Dio. È questa la vera morte!

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