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1 domenica Avvento

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1 domenica di Avvento

Oggi iniziamo il nuovo Anno Liturgico con il tempo di Avvento, e Avvento significa “venuta”, “attesa”, e questo tempo ci deve preparare alla solennità del Natale, in cui ricordiamo la prima venuta del Figlio di Dio, ed è un tempo che ci guida soprattutto ad attendere la seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi, e ci invita a riconoscere che Gesù è presente, già oggi, nei sacramenti, nella parola e negli altri, specialmente nei poveri e nelle persone sole. Abbandoniamo la lettura del vangelo di Luca e seguiremo l’evangelista Matteo.
In questo periodo si iniziano a fare ricerche per i regali, si prepara l’albero di Natale, i negozi e i commercianti sono pieni di tante bontà natalizie, mentre, invece, l’Avvento è nato per convertire il nostro cuore e farci comprendere che Dio viene tra di noi. Purtroppo questa festa splendida del Natale, questa festa di Dio che viene nel mondo, questa festa del volto di Dio che mi sorride nella fragilità di un neonato, il bambino Gesù, questa splendida festa è stata travolta dal buonismo natalizio, dalle realtà umane che anche noi cerchiamo.
Questo tempo, come dicevamo all’inizio, non deve prepararci solo al 25 dicembre quando dobbiamo far nascere Gesù principalmente nel nostro cuore, che deve essere la sua culla, ma ci deve preparare alla venuta finale del Signore, alla fine dei tempi, come ci presenta la liturgia odierna.
Isaia, contemplando il giorno della venuta finale del Signore, vede un grande corteo di popoli che salgono “sul monte del Signore, al Tempio del Dio di Giacobbe”: tutti i popoli sono in cammino verso la Gerusalemme, la città della pace. Siamo una umanità che è stata riscattata, e dobbiamo andare verso Dio.
Il brano del Vangelo di Matteo, Vangelo di Matteo che ci accompagnerà nel corso di quest’anni liturgico, questo brano del vangelo oggi ci esorta a vegliare, a essere pronti: “Vegliate”, “tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”. Gesù ci dice che la sua venuta finale sarà come ai giorni di Noè, prima del diluvio, quando tutti pensavano alle loro cose quotidiane: a mangiare, a bere, a prendere moglie e marito. Cose buone, ma che spesso diventano il fine e il centro di tutto. Tutta la nostra vita, invece, deve essere vissuta in funzione del Signore. Essere cristiani non significa che dobbiamo fuggire dal mondo, senza mangiare, bere, …, ma dobbiamo vivere la nostra quotidianità sempre orientati a raggiungere il Signore.
E Paolo, in questo brano della lettera ai Romani, ci esorta a vigilare e a svegliarci dal sonno, comportandoci onestamente, indicandoci che non dobbiamo essere “in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie”. È questa la strada per prepararci all’incontro con il Signore, dimenticando noi stessi e avendo al centro della nostra vita Dio e gli altri.
Impariamo a vivere nell'attesa della venuta del Signore, sicuri che, se lo amiamo, la sua venuta non sarà come quella di un ladro che viene a rubare qualcosa, ma sarà come la venuta dell'Amante che noi aspettiamo, sarà la venuta dell'Amante tra le braccia del quale non vediamo l'ora di andare!

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